Lugano, 30 aprile 2026
Autore: Avv. Enrico Germano
Il 21 marzo 2025 il Parlamento svizzero ha approvato in votazione finale la legge sui dati dei passeggeri aerei. Considerato che il termine di referendum è scaduto inutilizzato, la legge e la relativa ordinanza entreranno presumibilmente in vigore alla fine del 2026.
La nuova Legge sui dati dei passeggeri aerei (LDPA) in Svizzera obbliga le compagnie aeree a trasmettere i dati PNR (Passenger Name Record) alle autorità per lottare contro terrorismo e criminalità. Verranno raccolti nomi, contatti, itinerari e pagamenti, con l’esclusione di dati sensibili. La gestione è affidata alla nuova Unità d’informazione sui passeggeri (UIP) dell’Ufficio federale dii polizia (fedpol).
Negli ultimi anni, la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata ha portato gli Stati a rafforzare gli strumenti di controllo e sorveglianza. Anche in Svizzera, l’introduzione di misure che obbligano le compagnie aeree a trasmettere i dati dei passeggeri alle autorità solleva una questione centrale del diritto contemporaneo: fino a che punto è legittimo limitare la privacy dei cittadini per garantire la sicurezza pubblica?
L’obiettivo della nuova legge è quello di Identificare passeggeri pericolosi o ricercati prima del loro ingresso/uscita dal territorio nazionale. I dati trasmessi (PNR) raccoglieranno Informazioni di prenotazione come nome, cognome, itinerario, modalità di pagamento e agenzia di viaggio. Verranno esclusi i dati sensibili come l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, la religione o la salute.
Sebbene fondamentale per la sicurezza, la misura comporta una sorveglianza di massa su tutti i passeggeri, sollevando dibattiti sulla tutela della privacy, nonostante l’adeguamento alle norme svizzere sulla protezione dei dati.
Da un lato, invocando le ragioni della sicurezza, lo Stato ha il dovere fondamentale di proteggere la collettività. La raccolta dei dati dei passeggeri (come identità, itinerari e contatti) permette alle autorità di prevenire atti terroristici, individuare reti criminali internazionali ed intervenire in modo rapido ed efficace.
In un mondo globalizzato, dove le minacce si muovono facilmente oltre i confini, strumenti di sorveglianza preventiva possono risultare indispensabili.
Dall’altro lato, queste misure pongono seri problemi per la tutela dei diritti fondamentali. La protezione dei dati personali è garantita in Svizzera anche a livello costituzionale e rappresenta un pilastro dello Stato di diritto, ma purtroppo sussistono seri rischi, quali una raccolta eccessiva di dati (anche di persone non sospette), un uso improprio o abuso delle informazioni ed una sorveglianza generalizzata, che può limitare la libertà individuale. Il pericolo è quello di scivolare verso una società in cui ogni cittadino è costantemente monitorato.
La Costituzione federale svizzera, all’articolo 13, garantisce il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali e alla sfera privata, proteggendo dall’uso abusivo dei dati:
art. 13 Protezione della sfera privata:
1Ognuno ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, della sua abitazione, della sua corrispondenza epistolare nonché delle sue relazioni via posta e telecomunicazioni.
2 Ognuno ha diritto d’essere protetto da un impiego abusivo dei suoi dati personali.
Questa base costituzionale è attuata dalla nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD), in vigore dal 1° settembre 2023, che regola il trattamento dei dati di persone fisiche. Di riflesso la nuova ordinanza sulla protezione dei dati (OPDa) e la nuova ordinanza sulle certificazioni in materia di protezione dei dati (OCPD) sono anche esse entrate in vigore il 1° settembre 2023.
Il bilanciamento tra sicurezza pubblica e protezione dei dati personali rappresenta una delle sfide più complesse del diritto moderno anche in Svizzera. Le misure di sorveglianza possono essere giustificate solo se rispettano rigorosamente i principi dello stato di diritto, in particolare quello di proporzionalità.
In definitiva, una società davvero sicura non è quella che controlla tutto, ma quella che riesce a proteggere i cittadini senza compromettere le loro libertà fondamentali.
Per risolvere questo conflitto, il diritto svizzero si basa sul principio di proporzionalità: ogni misura deve essere necessaria, adeguata e limitata allo stretto indispensabile. Ciò significa che la sicurezza non può giustificare qualsiasi forma di controllo, ma solo quelle realmente utili e rispettose dei diritti individuali.
In conclusione, la trasmissione dei dati dei passeggeri può essere uno strumento efficace per garantire la sicurezza, ma deve essere accompagnata da rigorose garanzie legali. Solo mantenendo un equilibrio tra controllo e libertà è possibile proteggere sia la collettività sia i diritti dei singoli cittadini.
